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Abruzzo Sociale

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Le applicazioni dell'ISEE

Regione Abruzzo, Assessorato Sicurezza e Promozione Sociale - Direzione qualità della vita, beni, attività culturali, sicurezza e promozione sociale, Servizio Servizi Sociali
L'Ise ha conosciuto le sue prime applicazioni con riferimento a tutta una serie di prestazioni agevolate che sono state disciplinate con provvedimenti definiti a livello nazionale. In molti casi si è, però, trattato di applicazioni parziali o incomplete, che hanno dato vita a sistemi di valutazione della situazione economica eterogenei e talvolta incoerenti con la disciplina dell'Ise. Sono, infatti, ancora numerose le prestazioni che per la selezione dei beneficiari continuano ad utilizzare sistemi di valutazione della situazione economica basati unicamente sul parametro reddituale o su Indicatori solo parzialmente riconducibili all'Ise.
Di seguito vengono riportati sinteticamente tutti gli istituti che prevedono l'utilizzo di sistemi di valutazione della situazione economica dei richiedenti, con riferimento ai provvedimenti normativi (riportati anche nell'appendice normativa) e alle principali caratteristiche.
A questi istituti, si affianca la disposizione generale dell'art.25 della Legge quadro sul sistema integrato dei servizi sociali, Legge 8 novembre 2000, n.328, che stabilisce l'applicazione della disciplina dell'Ise per l'accesso ai servizi. Si conferma, dunque, l'Ise come metro di valutazione della condizione economica o prova dei mezzi (means-testing) per l'accesso e la compartecipazione finanziaria alla fornitura locale di benefici e servizi.
E' proprio nell'ambito dell'applicazione locale dello strumento che si esplica il potere degli enti erogatori nella determinazione di particolari indicatori per specifiche prestazioni. La dichiarazione sostitutiva unica deve essere compilata in ogni caso con tutti i dati relativi, come definiti dalla normativa in materia; nella stessa, quindi, deve essere indicato il nucleo standard (come definito dal Dlgs 130/2000 e dal Dpcm n.242/2001), nonché tutti gli altri elementi reddituale e del patrimonio mobiliare e immobiliare, richiesti dalla dichiarazione. Gli enti erogatori possono agire, invece, sulla determinazione degli aventi diritto alle prestazioni sociali a tariffa agevolata, mediante due tipi di intervento:
- determinare nuclei familiari diversi da quello standard, a condizione che i familiari siano compresi nel nucleo standard (art.3, comma 3, Dpcm n.130/2000). Gli enti possono considerare cioè nuclei familiari ristretti, per particolari prestazioni (ad esempio, per favorire la permanenza dell'anziano presso la propria abitazione, nelle prestazioni assistenziali non residenziali, si potrebbe optare per un nucleo estratto costituito dall'anziano e dall'eventuale coniuge);
- prevedere criteri ulteriori di selezione dei beneficiari (art.3, comma 2, Dpcm n.130/2000), rispetto a quelli contenuti nella dichiarazione sostitutiva unica, come ad esempio la presenza di più bambini contemporaneamente iscritti al servizio mensa o trasporto scolastico, o altri parametri ritenuti peculiari ai fini di un'equità d'accesso e/ di compartecipazione al servizio.
Sia nel primo che nel secondo caso, la dichiarazione sostitutiva unica che va trasmessa all'Inps per il calcolo dell'Isee, è quella redatta ordinariamente; solo in un secondo momento l'ente erogatore applicherà gli ulteriori parametri scelti, sia che incidano sul valore stesso dell'Ise (come nel primo caso) o che siano complementari ad esso (come nel secondo caso). Spetta, dunque, all'ente erogatore avere un sistema di procedura gestionale utile alla "personalizzazione" dell'Ise per specifiche prestazioni.

1.Assegni di maternità e ai nuclei familiari con almeno tre figli minori

Entrambi i tipi di assegno sono stati introdotti nel 1999 (artt.65 e 66, Legge 23 dicembre 1998, n.448) ed hanno avuto integrazioni e modifiche di tipo applicativo per omogeneizzarli alle riforme nella disciplina dell'Ise. Costituiscono riferimenti attuali di regolamentazione, il Decreto del Ministro per la solidarietà sociale 25 maggio 2001, n.337 e il decreto interministeriale 18 gennaio 2002, n.34.
Con il comunicato del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 18 gennaio 2002 si è, invece, provveduto a rivalutare, sulla base dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo, sia l'ammontare degli assegni, sia i requisiti economici necessari per poterne beneficiare.
Entrambi gli assegni sono erogati dall'Inps, sulla base dei dati forniti dai comuni cui spetta il compito di informare gli interessati: per l'assegno di maternità, all'atto dell'iscrizione all'anagrafe comunale dei nuovi nati; per l'assegno alle famiglie numerose, tramite pubbliche affissioni nei territori comunali.

2. Le prestazioni scolastiche

Con l'anno scolastico 2001/2002 è stato avviato l'impiego dell'Ise per l'assegnazione delle borse di studio previste per gli studenti delle scuole elementari, medie inferiori e superiori (art.3, comma1, Dpcm 106/2001). La disciplina adottata è quella standard indicata dal Dlgs 130/2000 e la sua adozione ha comportato la modifica della soglia per l'accesso alla prestazione, precedentemente espressa in valori reddituale (si tratta di una soglia di 30 milioni di lire che le Regioni hanno potuto elevare sino a un tetto massimo di 50 milioni di lire; tali soglie, incrementate del 40%, rappresentano l'intervallo di valori Ise all'interno del quale un nucleo familiare di tre persone ottiene il diritto alla borsa di studio).
Non è stata, invece, adeguata alla disciplina Ise la fornitura gratuita o semigratuita dei libri di testo, che è quindi ancora disciplinata dal Dpcm 226/2000, che conferma con modificazioni il Dpcm 320/1999, sulla base di un meccanismo incoerente rispetto all'Ise, basato solo su valori di reddito e monetari anche in detrazione. Per l'erogazione, i Comuni possono avvalersi della collaborazione delle scuole.
Anche l'esenzione dal pagamento delle tasse scolastiche viene ancora concessa sulla base di limiti esclusivamente reddituale, definiti originariamente dalla legge 28 febbraio 1986, n.41 e annualmente rivalutati in ragione del tasso di inflazione annuo programmato.

3. Le prestazioni per il diritto allo studio universitario

Con il Dpcm del 9 aprile 2001 sono stati introdotti nuovi criteri per garantire l'uniformità di trattamento sul diritto allo studio universitario, adottando la disciplina dell'Ise prevista dal Dlgs n.130/2000, prevedendone la concreta applicazione nell'anno accademico 2002/2003.
E' questo il sistema che ha beneficiato e sfruttato appieno i margini di discrezionalità applicativa concessi dalla normativa nazionale. Innanzitutto, come espressamente previsto dallo stesso Dlgs n.130/2000, gli enti che erogano prestazioni per il diritto allo studio universitario possono far riferimento ad una nozione di famiglia più ampia di quella standard, per ricomprendere nel nucleo dello studente le persone che ne sostengono effettivamente il mantenimento; ma, è stata utilizzata la deroga sulla definizione di famiglia anche per prevedere una valutazione dei redditi e dei patrimoni dei fratelli e delle sorelle dello studente ridotta del 50%. E' stato, inoltre, utilizzato come criterio ulteriore di selezione dei beneficiari, l'Indicatore della situazione economica all'estero, che concorre con l'Ise alla definizione della situazione economica per l'accesso degli studenti ai servizi e agli interventi per il diritto allo studio universitario.

4. I servizi di pubblica utilità

Per le tariffe elettriche è ancora oggi in vigore il meccanismo di agevolazione della cosiddetta "fascia sociale", basata sui soli consumi, mentre per quelle telefoniche è stata avviata l'applicazione dell'Ise previste dalle Deliberazioni dell'Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni, n.314 del 1° giugno 2000 e n.330 del 1° agosto 2001.
Si tratta, tuttavia, di limitati benefici ottenibili: il risparmio del 50% sul canone di abbonamento, pari a circa 12,91 euro o 25.000 lire.
Per le tariffe richieste per la fornitura del gas, il riferimento all'Ise è contenuto nella Deliberazione dell'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas, n.237 del 28 dicembre 2000, con cui le "tariffe sociali" previste dalla disciplina precedente sono state modificate in contributi alle spese sostenute dai clienti in condizioni economiche disagiate, con particolare riferimento a quelli anziani e disabili. L'ente chiamato a erogare i contributi è direttamente l'Amministrazione Comunale che, per disporre delle risorse necessarie a tale attività, può richiedere all'esercente dell'attività di distribuzione l'applicazione di una aliquota tariffaria addizionale non superiore all'1%.

5. Il Reddito Minimo di Inserimento

Nonostante la previsione dell'estensione dell'istituto all'intero territorio nazionale, contenuta nella legge n.328/2000, allo stato attuale la prosecuzione della sperimentazione del RMI appare incerta: se infatti con il decreto legge n.236/2002 si è esteso al 31 dicembre 2004 il termine ultimo di conclusione dei processi attuativi della sperimentazione, nel disegno di legge finanziaria non sono previsti stanziamenti al riguardo.
Per quanto concerne il sistema di valutazione della condizione economica non si è mai registrata alcuna modifica dei criteri previsti dal decreto legislativo n.237/98, che regolamenta il RMI, e che quindi continuano ad essere per molti aspetti diversi dalla normativa dell'Ise seppure giustificabili per le caratteristiche della misura e dei destinatari. In particolare, la valutazione della situazione economica dei richiedenti differisce dall'Ise sia per la valutazione del patrimonio che per la valutazione dei redditi, mentre la scala di equivalenza della composizione familiare è l'unico parametro utilizzato sin dall'inizio dell'applicazione del RMI. Nel corso dei quattro anni, ormai, di sperimentazione della misura vari sono stati tuttavia gli accorgimenti utilizzati dalle Amministrazioni Comunali per attenuare i vincoli previsti dalla normativa.

6. Altre prestazioni sottoposte a selezione Ise

L'utilizzo dell'Ise quale criterio di selezione nell'erogazione delle prestazioni sociali agevolate sta trovando una sempre maggiore diffusione, anche se appare ancora forte la resistenza ad abbandonare i tradizionali e consolidati sistemi di valutazione, basati sul solo reddito. Una rappresentazione emblematica di questa disomogeneità persistente si riscontra, ad esempio, per alcune prestazioni erogate dall'INPDAP per figli ed orfani di iscritti all'istituto, per cui alcune prevedono un'applicazione parziale dell'Ise (la compartecipazione alle spese per i centri vacanze, determinata sulla base di tre fasce di valori Ise), altre utilizzano ancora il vecchio parametro reddituale (assegnazione di posti in convitto e semiconvitto).
Si accenna, infine, qui al sistema di valutazione della situazione economica adottato per l'erogazione dei contributi per il pagamento dei canoni di locazione previsti dall'articolo 11 della legge 9 dicembre 1998, n.431, che continua ancora oggi ad essere disciplinato dal Decreto del Ministro dei Lavori Pubblici 7 giugno 1999, basandosi su criteri che risultano incoerenti rispetto a quelli previsti dalla normativa dell'Ise. Lo stesso decreto offre, comunque, alle Regioni e ai Comuni che concorrono con risorse proprie ad incrementare i fondi attribuiti a livello nazionale (definiti dal decreto del Ministero per le Infrastrutture e dei Trasporti 28 settembre 2001) la possibilità di interagire e correggere la disciplina prevista a livello nazionale, consentendo così, in linea teorica, un avvicinamento ai criteri dell'Ise. In tal senso, infatti, si sono regolate le Regioni Lombardia e Veneto che, partendo dai criteri propri della disciplina dell'Ise, hanno operato alcune correzioni adattando l'indicatore alle peculiarità di una prestazione di sostegno al pagamento del canone di locazione.
allegati
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