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Marcia Perugia-Assisi per l'Italia "che rischia di perdere la pace"

Appuntamento domenica 16 maggio. Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace: “Cammineranno insieme a noi i familiari delle vittime del lavoro e gli operai di tante aziende in crisi”. Spazio anche alle problematiche internazionali
Con lo slogan “Abbiamo bisogno di un’altra cultura” prenderà il via domenica 16 maggio la tradizionale Marcia della pace Perugia-Assisi, promossa dalla Tavola della pace, il coordinamento nazionale degli Enti locali per la pace e i diritti umani, la regione Umbria, la provincia e il comune di Perugia e oltre mille associazioni. L’iniziativa è stata presentata questa mattina a Roma presso la sede della Federazione nazionale della stampa. “In questa edizione in particolare c’è stato un importante lavoro di tessitura di esperienze, percorsi e progettualità, che ha a che fare con la crisi che stiamo vivendo- sottolinea Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace - . Sarà innanzitutto una marcia per l’Italia perché abbiamo la sensazione che in fondo stiamo rischiando di perdere la pace anche a casa nostra, dove si assiste a continue tensioni, rissosità, illegalità, violenze e respingimenti”.

Causa di una progressiva perdita della pace secondo Lotti è anche la crisi economica, che sta lasciando senza lavoro tante persone. “La pace è anche serenità, uguaglianza e rispetto dei diritti umani. Ma non c’è niente di tutto questo quando viene a mancare il lavoro- aggiunge-. Quella di quest’anno sarà quindi una marcia che riparte dalle persone e dai popoli che i mezzi di comunicazione illuminano sempre meno. Cammineranno insieme a noi le vittime della tante tragedie spesso dimenticate, i familiari delle vittime del lavoro e gli operai di tante aziende in crisi che anziché salire sui tetti si arrampicheranno sulla rocca di Assisi”. Non mancheranno, però anche i temi e le problematiche internazionali. “Il mondo ci sarà-afferma il coordinatore della Tavola della pace- saranno con noi rappresentanze israelo-palestinesi, ma anche tanti amici che vengono dall’Afghanistan, dall’Iran e dall’Africa. La nostra iniziativa intende dar voce anche alla più grande tragedia inascoltata del nostro secolo: la morte per fame”.

E sono tante le iniziative che verranno portate avanti a corredo della tradizionale marcia di domenica. A cominciare dalla campagna “T’illumino di +”, dedicata all’impegno contro la censura, per la libertà e il diritto all’informazione, che punta ad accendere i riflettori sui temi sociali che non rientrano nell’agenda dei grandi media. Nei giorni precedenti alla marcia (il 14 e 15 maggio)si svolgerà, inoltre, a Perugia il Forum della Pace, che vedrà più di cinquemila giovani, insegnanti, esponenti di gruppi e associazioni, giornalisti e amministratori locali di ogni parte d’Italia confrontarsi sui temi della cittadinanza e della pace. “Il supporto dei giovani e la loro formazione è fondamentale per lo sviluppo di processi di crescita- afferma l’assessore alle attività culturali della provincia di Perugia, Donatella Porzi -. Sarà un laboratorio in cui le esperienze si mettono a confronto, un ulteriore tassello per un percorso permanente e trasversale”. Durante il Forum si svolgeranno anche il Meeting nazionale delle scuole “Cittadinanza e Costituzione” e il Meeting dei giovani per la pace.

“La pace comincia dal basso, si affida alle scelte e ai comportamenti di ognuno di noi. Le dichiarazioni di principio servono a poco se tutti non ci assumiamo la responsabilità di trasformarle in fatti concreti, cioè nella storia delle persone, tutela della loro dignità, strumento di giustizia sociale- sottolinea Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, nomi e numeri contro le mafie, nel messaggio di saluto inviato in occasione della conferenza stampa-. “Accoglienza, prossimità, uguaglianza, legalità sono tutti modi per dire “pace”, una parola nella quale leggere i volti e i nomi delle persone più fragili e oppresse, i volti di chi pace non ha perché ancora non è riconosciuto nei suoi diritti e nella sua libertà - aggiunge-. Ci parla di loro anche la nostra Costituzione. La nuova cultura che vogliamo è in fondo già tutta lì dentro. A noi sta farla diventare una cultura vivente, che trovi forza nei fatti e sappia coinvolgere sempre più persone in questa marcia: un cammino comune che continua ogni giorno, alimentato dall’impegno e dalle speranze di ognuno di noi”.
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